La «crociata» di Pavia contro il gioco d'azzardo

Postato June 13 2012
MILANO - Primo record: con 2.897 euro pro capite Pavia è la città italiana dove più si spende per il gioco d’azzardo. Secondo record: sulla scorta del poco lusinghiero traguardo Pavia è stata anche la prima città italiana a ospitare un corteo contro l’invasione delle slot machine. E’ accaduto sabato quando circa 400 persone, con in testa il vescovo monsignor Giovanni Giudici, sono sfilate per il centro della città chiedendo interventi contro un fenomeno tentacolare e fotografato da una cifra: a Pavia funziona una macchinetta «mangiasoldi» ogni 126 abitanti. Ma il passo più importante sarà compiuto questa settimana quando al consiglio comunale approderà un provvedimento che fissa criteri molto restrittivi per l’installazione di videopoker e apparecchi simili. Il testo del provvedimento è già stato scritto: niente slot machines nel raggio di 500 metri da scuole, ospedali, oratori, collegi universitari; niente slot in prossimità di incroci urbani di grande passaggio; regole edilizie più stringenti da applicare a bar e sale giochi che decidono di imitare Las Vegas (ad esempio gli apparecchi non potranno essere montati in salette riservate); obbligo di installazione di sistemi di videosorveglianza. E’ una crociata temeraria, quella che Pavia vuole intraprendere contro il gioco d’azzardo, perché si pone in rotta di collisione con una lobby, quella dei distributori e installatori di macchinette, ben corazzata: incassa infatti 76 miliardi l’anno, ha strappato allo Stato un rimborso fiscale di 285 milioni mentre Verbania – la città che prima di Pavia ha provato ad arginare le scommesse elettroniche limitando gli orari di funzionamento delle slot – si è vista dare torto dalla magistratura ed è stata condannata a rifondere 1.350.000 euro a una società distributrice. «In effetti la questione deve essere studiata bene sotto il profilo giuridico – racconta Alessandro Cattaneo, 32 anni, sindaco Pdl di Pavia – perché non si trasformi in un boomerang. Ma la nostra intenzione è inserire tutte le norme nel regolamento di polizia urbana». Rispetto alla guerra combattuta (e persa) da Verbania, Pavia può contare su un’arma in più: una sentenza del novembre scorso della Corte Costituzionale dove viene riconosciuta la competenza degli enti locali riguardo alle «conseguenze dell’offerta di giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli». «Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale – denuncia Francesco Adenti, consigliere comunale di maggioranza che ha elaborato la proposta anti slot – con famiglie ridotte sul lastrico costrette a rivolgersi ai servizi sociali». La situazione è ben nota a Simone Feder, psicologo, da anni in prima linea a Pavia nel denunciare la dipendenza dal gioco e organizzatore della marcia di sabato scorso: «Speriamo solo che le nuove norme non solo impediscano la crescita delle slot ma "disboschino" anche il numero di quelle già funzionanti; perché il problema principale è proprio ridurre drasticamente l’impatto del fenomeno». E a questo proposito Feder cita gli sconfortanti risultati di un’indagine condotta due anni fa tra 2.000 studenti iscritti al primo anno delle scuole superiori di Pavia (dunque quindicenni): il 15% di loro ha giocato almeno una volta a videopoker (attività teoricamente proibita ai minorenni), il 5% lo fa abitualmente, il 6% gioca anche online. In più, il 46% dei teenager che scommettono ha dichiarato di avere frequentazioni con adulti che fanno uso di stupefacenti. «E vi basti sapere – conclude lo psicologo – che solo questa settimana mi sono stati segnalati dieci casi di persone che hanno una dichiarata dipendenza dal gioco d’azzardo compulsivo». [Fonte: Corriere della Sera, Claudio Del Frate]