Quante sono le telecamere?

Postato June 12 2012
a cura di Rosaria Talarico per "Domande & Risposte" de La Stampa Il caso della bomba nella scuola di Brindisi è stato risolto grazie alle registrazioni video di alcune telecamere. Ma quante sono in Italia le videocamere come quella? È difficile fare una stima poiché non essendo necessarie autorizzazioni per installare sistemi di sorveglianza non sono disponibili numeri precisi. Secondo alcune stime, in Italia ci sarebbero quasi due milioni di telecamere, una ogni 35 abitanti. Un altro dato significativo è che in un giorno, quando una persona esce di casa in una grande città italiana, viene scrutata mediamente da circa 100 telecamere. In Europa quali sono i Paesi con più telecamere installate? A guidare la classifica è la Gran Bretagna, dove le telecamere sono più di quattro milioni, una ogni 14 abitanti. I cittadini britannici vengono ripresi in media 300 volte al giorno. L’Italia si piazza al secondo posto. A livello mondiale, il record appartiene alla Cina: la regione del Guandong ha appena approvato l’acquisto di 500 mila telecamere. Chi ha interesse a installare telecamere di sorveglianza? L’utilizzo di questi sistemi ha visto un’enorme diffusione negli ultimi anni. Il loro impiego è ormai capillare e va dai soggetti istituzionali (comuni, ministeri, scuole) ai singoli cittadini che li usano per aumentare la sicurezza della propria abitazione. Ci sono poi infrastrutture in cui le telecamere sono imprescindibili come aeroporti, stazioni ferroviarie, metropolitane, banche, ambasciate e via dicendo. Quanto si spende per la videosorveglianza in Italia? Secondo un dato del 2007, Comuni, metropolitane, banche e aziende hanno speso 440 milioni di euro per la videosorveglianza. L’Associazione sicurezza e automazione edifici afferma che nel triennio 2009-2011 l’aumento nella vendita di telecamere a circuito chiuso è stato del 21,13% per un fatturato che si aggira intorno ai 600 milioni di euro. Come si concilia l’esigenza della sicurezza con quella della privacy? È importante trovare un equilibrio tra questi due bisogni essenziali. Il Garante per la privacy si è occupato della videosorveglianza con diversi provvedimenti. Un primo decalogo è stato messo a punto nell’ottobre 2000 per non violare la privacy mediante l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza. Nel 2004 ha poi emanato un provvedimento, poiché erano stati segnalati numerose violazioni. In generale le apparecchiature audiovisive non possono rilevare in modo continuativo immagini, eventualmente associate a suoni, relative a persone identificabili, anche con registrazione e conservazione dei dati. L’ultimo provvedimento fu approvato nel 2010. Quanto possono essere conservate le immagini riprese? La durata delle registrazioni deve essere limitata a poche ore o, al massimo, alle 24 ore successive alla rilevazione. Il discorso cambia in casi particolari (per le banche i tempi possono essere aumentati fino a una settimana). Le durate possono anche essere modificate in presenza di speciali esigenze investigative. Qual è stato il lavoro del Garante della privacy rispetto alla videosorveglianza? L’Autorità nel 2011 ha fornito riscontro a 3.668 tra quesiti, reclami e segnalazioni con riferimento alle seguenti aree tematiche: telefonia, Internet e informatizzazione, sanità e servizi di assistenza sociale, videosorveglianza, rapporti di lavoro. Nell’attività di relazione con il pubblico, sono stati forniti oltre 31.200 riscontri tra contatti telefonici (13.000) ed email esaminate (18.214), che hanno riguardato in buona parte anche la videosorveglianza. È prevista un’autorizzazione per installare una telecamera? In generale non è prevista alcuna autorizzazione. Tuttavia, per particolari infrastrutture e tipologie di telecamera è necessaria un’approvazione del Garante per la privacy. Ad esempio, lo scorso febbraio è stata autorizzata l’installazione di un sofisticato sistema di videosorveglianza per una centrale termoelettrica che prevedeva l’impiego di telecamere «intelligenti» in grado di segnalare, tra l’altro, eventuali tentativi di sabotaggio o soggetti in movimento, ma l’Autorità ha ritenuto eccessiva, e non conforme ai principi di pertinenza e proporzionalità stabiliti dal Codice privacy, la richiesta di poter captare suoni fino a 5-6 metri di distanza. L’uso di un tale sistema avrebbe comportato il rischio di ledere la riservatezza di dipendenti o altri. Si tratta di sistemi molto costosi, la cui realizzazione riguarda poche decine di casi l’anno.